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Tarantella — concerti dal vivo

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Di Tarantella

Tarantella: quando il ritmo divenne una cura

Poche forme musicali nascono dalla leggenda in modo così vivido come la tarantella. Veloce, vorticosa, senza fiato: sembra una musica che si rifiuta di fermarsi. Ma dietro la sua energia festosa si cela una strana storia sulle sue origini: una danza che si credeva curasse il morso di un ragno.

La tarantella nacque nell'Italia meridionale, in particolare in regioni come Puglia, Calabria, Campania e Sicilia, tra il XV e il XVII secolo. Secondo il folklore, le vittime della tarantola cadevano in uno stato di isteria o malinconia, una condizione nota come tarantismo. L'unico rimedio, si credeva, era ballare freneticamente a ritmi specifici fino a quando il veleno non veniva espulso attraverso il sudore e la stanchezza. Che sia o meno scientificamente corretto, il rituale si è profondamente radicato nell'identità culturale italiana.

Nel suo nucleo, la tarantella è caratterizzata da un ritmo rapido, movimenti di danza circolari e una ripetizione ritmica incalzante. Di solito è scritta in un metro composto (6/8 o simile), creando una sensazione di galoppo. La strumentazione tradizionale comprende tamburelli, fisarmoniche, mandolini, chitarre e, occasionalmente, cornamuse. Il tamburello, in particolare, diventa sia percussione che simbolo visivo: scosso, percosso e fiorito in archi teatrali.

A differenza delle danze cortesi europee della sua epoca, la tarantella è semplice e comunitaria. Prospera all'aperto, nelle piazze dei villaggi, ai matrimoni e alle feste. Il ritmo cresce, accelera e mantiene l'intensità. Non è tanto una questione di coreografia quanto di slancio.

Nel corso del tempo, la tarantella si è diversificata in varianti regionali come la tarantella napoletana e la pizzica salentina. La pizzica mantiene forti legami con il rituale originale del tarantismo, con melodie ripetitive pensate per sostenere stati di trance.

La tarantella ha trovato spazio anche nella composizione classica. Frédéric Chopin scrisse una virtuosistica Tarantella in La bemolle maggiore, Op. 43, trasformando l'energia popolare in brillantezza romantica della tastiera. Allo stesso modo, Gioachino Rossini incorporò i ritmi della tarantella nei finali operistici, amplificando l'eccitazione teatrale.

Ciò che distingue la tarantella dalle altre danze popolari europee è la sua origine psicologica e la sua instancabile carica. Non è semplicemente celebrativa; è catartica. Anche quando distaccata dal suo mito medicinale, la danza conserva quella qualità di liberazione.

Liricamente, quando cantate, le tarantelle si concentrano spesso sull'amore, sui dialoghi provocatori, sulla vita rurale e sull'orgoglio locale. Ma il testo è secondario rispetto al ritmo. Il corpo risponde per primo.

In epoca moderna, i movimenti di revival nell'Italia meridionale hanno ricollegato la tarantella alle sue radici. Festival come "La Notte della Taranta" celebrano la tradizione con arrangiamenti contemporanei, fondendo strumenti elettrici con percussioni tradizionali, pur preservandone l'impulso ipnotico.

I critici a volte riducono la tarantella a folklore turistico, ma il suo peso culturale è più profondo. Rappresenta la resilienza: la musica come rimedio, la comunità come medicina. Il mito del ragno può essere simbolico, ma la verità emotiva rimane: il ritmo guarisce.

La tarantella resiste perché canalizza l'urgenza. Invita ad abbandonarsi al ritmo. Trasforma l'ansia in movimento.

La tarantella non è delicata.
È liberazione a ritmo.

Quando il tamburello risuona con forza, la melodia ruota in cerchi stretti e i ballerini volteggiano sempre più veloci, la tarantella rivela la sua essenza:
musica che rifiuta la stagnazione –
una cura attraverso la velocità.

🎸 Artisti in Tarantella

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