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Neoperreo — concerti dal vivo

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Di Neoperreo

Neoperreo: Quando il club è diventato digitale e le regole si sono infrante

Il Neoperreo è nato online prima di conquistare la pista da ballo. Non è emerso da major o formule radiofoniche, ma da link a SoundCloud, visual fai da te, cultura dei meme e camere da letto trasformate in studi. Se il reggaetón classico era sudato, fisico e radicato nell'energia delle strade caraibiche, il Neoperreo è iperdigitale, ironico, erotico e consapevole di sé.

Nel profondo, il Neoperreo è definito dal ritmo dembow del reggaetón fuso con produzioni lo-fi, texture hyperpop, voci autotuned, estetica di internet e testi espliciti, spesso sovversivi. Il beat rimane riconoscibile – quella pulsazione sincopata che fa muovere i fianchi istintivamente – ma tutto intorno sembra glitchato, esagerato o volutamente grezzo.

Laddove il reggaetón delle origini prosperava con una produzione da club raffinata, il Neoperreo abbraccia distorsioni, bassi squillanti, synth giocosi e manipolazione vocale. L'estetica è deliberatamente caotica, colorata, a volte trash in modo consapevole. Rifiuta le politiche di rispettabilità. Si inclina verso il camp, il kink e l'ironia.

Una delle figure centrali del genere è Tomasa del Real, che ha contribuito a coniare e definire il movimento a metà degli anni 2010. Tracce come "Barre Con El Pelo" ne mettono in mostra la formula: dembow minimale, testi provocatori, voci autotuned con sensualità e satira.

Un'altra voce chiave è Nina, la cui musica fonde la dolcezza del bubblegum con ritmi reggaetón espliciti. Nelle sue mani, il neoperreo diventa sia parodia che empowerment.

Ciò che distingue il neoperreo dal reggaetón mainstream è la sua identità fai-da-te, queer-friendly e iper-online. Mentre il reggaetón commerciale spesso rafforza i tropi ipermascolini, il neoperreo li capovolge spesso. Le donne e gli artisti LGBTQ+ occupano il centro della scena. La sessualità viene rivendicata, esagerata e strumentalizzata.

La cultura visiva conta tanto quanto il suono. Parrucche neon, CGI low-budget, estetica caotica di TikTok, grafiche ironiche di Photoshop: il neoperreo prospera in spazi digitali dove ironia e autenticità si confondono.

Dal punto di vista della produzione, i beat sono spesso scarni. Invece di lussureggianti arrangiamenti reggaeton, le tracce neoperreo possono basarsi su semplici loop di batteria, bassi distorti e frammenti melodici glitchati. La crudezza è intenzionale.

I critici a volte liquidano il neoperreo come poco serio o artificioso. Ma sotto l'eccesso giocoso si cela un commento culturale. Sfida le norme di genere, rivendica la cultura perreo dal predominio maschile e riflette una generazione cresciuta in spazi algoritmici.

Il neoperreo si trova all'intersezione tra la cultura dei club e la cultura dei meme. Riguarda tanto le didascalie di Instagram quanto il movimento sulle piste da ballo.

Il genere continua a evolversi, assorbendo elementi dall'hyperpop, dalla trap e dalla musica elettronica. Prospera nella fluidità piuttosto che nella tradizione.

Il Neoperreo resiste perché la cultura giovanile non è mai statica. Si adatta, esagera, si reinventa.

Il Neoperreo non è reggaetón raffinato.
È reggaetón hackerato.

Quando il dembow pulsa sotto synth glitchati, quando le voci autotune sfumano tra seduzione e sarcasmo, e quando la pista da ballo diventa spazio sia fisico che digitale, il Neoperreo rivela la sua essenza:
il perreo per l'era di internet:
ironico, sensuale e sfacciatamente rumoroso.

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